lunedì 1 settembre 2014

Top & Flop della 1° giornata di Serie A

La soddisfazione di De Guzman (fonte: www.goal.com )


Il massimo campionato italiano ha preso il via e ci sono state diverse conferme e notevoli sorprese. Vi riassumeremo la prima giornata di Serie A con la nostra speciale rubrica "Top&Flop". 

TOP:

- Juventus - Roma: le due regine della passata stagione non steccano la prima in campionato. La compagine di Allegri vince di misura al Bentegodi contro il Chievo, ma sciupa una serie incredibile di palle goal. Un'altra serie di prestazioni di questo calibro e il tecnico livornese conquisterà i cuori dei tifosi bianconeri. La Roma soffre con la Fiorentina, ma vince e convince con le reti di Nainggolan e Gervinho. Ottimo l'esordio di Manolas e discreta prestazione di Iturbe.

- Il Cesena: gli emiliani sconfiggono un quotato Parma con una pregevole prestazione casalinga. Bisoli arringa i suoi con grande pathos e Alejandro Rodriguez con una spizzata di testa regalano i 3 punti ai cavallucci marini. Una rondine non fa primavera, ma ora il Cesena è a -37 punti dalla salvezza.

- Jonathan De Guzman: il calciatore olandese entra e segna al 95' per il Napoli. Un esordio da favola per l'ex Feyenoord. Gli azzurri avevano sofferto a lungo le incursioni di Perotti e Pinilla, ma la rete del neo acquisto ordinato da Benitéz risulta decisivo nel finale di gara. "Quando il buongiorno si vede dal mattino". 

FLOP:

- La difesa della Lazio: De Vrij si lascia scappare il faraone nell'occasione del vantaggio di Honda ed è ingenuo nel toccare Menez in occasione del rigore nella ripresa. La massima punizione non era sicuramente da assegnare, ma l'olandese non è stato lucido. Cana e Radu si sono fatti infilare troppo facilmente in occasione dei contropiedi dei rossoneri. Basta è l'unico a salvarsi nella Caporetto del reparto arretrato biancoleste.

-  La scarsa inventiva dell'Inter: il pari contro un buon Torino non è da gettare alle ortiche, come si suol dire, ma la poca attitudine a costruire gioco da parte dei nerazzurri è una lacuna che va colmata immediatamente. Hernanes e Kovacic hanno stentato nell'arco della partita, solo Osvaldo ha saputo ravvivare un attacco spento e mal supportato dal centrocampo. Nella partita di Torino un altro "flop" è stato quello del direttore di gara Doveri che si inventa un rigore a favore dei granata e espelle Vidic per un presunto applauso ironico. 

- Il Palermo: si fa rimontare dalla Sampdoria, costretta per gran parte del match a giocare in dieci uomini. Negli ultimi minuti i rosanero perdono la testa e Gastaldello gli punisce, inoltre ad una manciata di secondi dallo scadere i Doria rischiano di portarsi sul 2-1. Iachini e compagnia dovranno dimenticare gli ultimi 10 minuti e ripartire dal pregevole primo tempo che hanno compiuto. 


venerdì 8 agosto 2014

Torna l'Europa che conta. Ecco le avversarie delle italiane ai preliminari


Il leitmotif dell'estate è constatare che il calcio italiano è al ribasso, in sintesi le squadre dello stivale sono tecnicamente poco qualitative e decrepite. Il discorso regge fino ad una certa soglia, per questo è necessario ripartire dalle competizioni europee per ripristinare l'antico smalto di cui le "italiane" godevano sino ad una decina di anni fa. Verso la fine di agosto Torino, Inter e Napoli saranno impegnate nei rispettivi preliminari. I granata e i nerazzurri giocheranno per un posto in Europa League, mentre i partenopei vogliono fortemente partecipare alla Champions League per sognare in grande. 

L'Hajduk Split non è un avversario irresistibile per la squadra di Ventura, ma un eventuale partenza di Cerci potrebbe complicare la faccenda. I croati sono indomabili, come testimonia la rimonta effettuata fra le mura casalinghe ai danni del Shakhter Karagandy. Sarà fondamentale non perdere la testa a Spalato e fare il proprio dovere a Torino, più facile a dirsi che a farsi, ma sono considerazioni necessarie. 

Il generale Mazzarri deve partire dall'Islanda per il principio della propria campagna di conquista. Lo Stjarnan sarà la prossima avversaria dell'Inter. Questo sorteggio fa sicuramente sorridere, perché la rosa degli islandesi vale meno di un milioni di €, in sintesi il prestito oneroso di Dodò. Lo Stjarnan però non è una squadra completamente sconosciuta, anzi è rinomata sul web per le sue bizzarre esultanze. Ad ogni modo un fallimento nel passaggio alla fase finale della competizione sarebbe una tragedia ai livelli della Medea di Euripide. 




Il compito del Napoli non è affatto semplice, l'urna di Nyon non ha sorriso agli azzurri, considerato che l'Atlethic Bilbao non è una squadra di basso rango. I baschi sono avversari ostici ed il San Mamés non sarà agevole da espugnare. Il Napoli ha le frecce nella faretra per superare il turno, ma ci sarà da sputare sangue contro gli spagnoli. L'arrivo di Fellaini serve come il pane per una mediana che scarseggia di qualità e filtro. Il belga è un giocatore di valore tecnico assoluto, al di là della pessima annata con i Red Devils. Attenzione massima e tanto cuore serviranno agli uomini di Benitéz per passare il turno. 




Questo il tabellone completo degli spareggi di Champions League: 


Percorso Campioni

Maribor (Svn)  - Celtic (Sco) 
Salisburgo (Aut) - Malmoe (Swe) 
Aalborg (Den) - Apoel (Cyp)
Steaua Bucarest (Rou) - Ludogorets (Bul) 
Slovan Bratislava (Svk) - Bate Borisov (Blr)

Percorso Piazzate

Besiktas (Tur) - Arsenal (Eng) 
Standard Liegi (Bel) - Zenit San Pietroburgo (Rus) 
Copenaghen (Den) - Bayer Leverkusen (Ger) 
Lille (Fra) - Porto (Por)
NAPOLI (ITA)  - Athletic Bilbao (Esp)

I play-off di Europa League:




Sarajevo (Bih)-Borussia Moenchengladbach (Ger) Apollon (Cyp)-Lokomotiv Mosca (Rus)
Astana (Kaz)-Villarreal (Spa)
Young Boys (Sui)-Debrecen (Ung)
Zwolle (Ola)-Sparta Praga (Cze)
Spartak Trnava (Svk)-Zurigo (Sui)
Asteras (Gre)-Maccabi Tel-Aviv (Isr)
AEL Limassol (Cyp)-Tottenham (Ing)
Dnipropetrosk (Ukr)-Hajduk Spalato (Cro) Dynamo Minsk (Blr)-CD Nacional (Por)
Qarabag (Aze)-Twente (Ola)
Petrolul (Rom)-Dinamo Zagreb (Ccr)
HJK Helsinki (Fin)-Rapid Vienna (Aut)
Trabzonspor (Tur)-Rostov (Rus)
Zimbru Chisinau (Mda)-PAOK Salonicco (Gre) Rnk Spalato (Cro)-Torino (Ita)
Omonia (Cyp)-Dynamo Mosca (Rus)
Aktobe (Kaz)-Legia Varsavia (Pol)
Lione (Fra)-Astra (Rom)
Lokeren (Bel)-Hull City (Ing)
Neftci (Aze)-Partizan Belgrado (Srb)
Ruch (Pol)-Metalist Kharkiv (Ukc)
Elfsborg (Sve)-Rio Ave (Por)
PSV Eindhoven (Ola)-Shakhtyor Karagandy (Blr) Karabukspor (Tur)-Saint Etienne (Fra)
Stjarnan (Isl)-Inter (Ita)
Panathinaikos (Gre)-Midtjylland (Dan)
Feyernoord (Ola)-Zorya (Ukr)
Grasshopper (Sui)-Club Bruge (Bel)
Real Sociedad (Spa)-Krasnodar (Rus)
Rijeka (Cro)-Sheriff Tiraspol (Mda)


(Fonte foto: sport.panorama.it)


giovedì 7 agosto 2014

Europa League: Torino 4 - 0 Brommapojkarna. Granata indomabili contro gli svedesi



TORINO: Con il  0-3 maturato fuori casa e visto il livello della squadra svedese, non si può dire che Ventura non abbia dormito a sogni tranquilli; con Cerci, ancora nelle grazie delle milanesi, nemmeno convocato, il tecnico genovese schiera il 3-5-2 di fabbrica con un centrocampo pressoché inedito: giocano infatti i neo acquisti Molinaro, Nocerino, Perez, Benassi più il confermato Darmian, in difesa il pacchetto Moretti, capitan Glik, Bovo difende la porta di Padelli, i due davanti, come nella gara di andata, sono Larrondo e Barreto.

BROMMAPOJKARNA: I ragazzi di Bromma, attualmente ultimi in classifica a 9 punti (con una sola vittoria in 17 gare), reduci da due pareggi consecutivi in campionato, arrivano a Torino con lo scopo principale di esibire i propri giovani e fare dell’esperienza internazionale (come ha dichiarato nell’intervista stampa prepartita il c.t. Stefan Billborn). Ricordiamo ai lettori che questa società ha vinto l’accesso ai preliminari di Europa League grazie al premio Fair Play dell’Allsvenskan e nonostante questo è riuscita a eliminare i finalandesi del VPS e successivamente i nordirlandesi del Crusaders. Si schierano in campo quest’oggi con un 4 - 3 - 3 che diventa un 4 - 4 - 1 - 1 in fase difensiva.

La cronaca

Primo tempo
Olimpico delle grandi occasioni per il ritorno in Europa del Torino, si contano sulla punta delle dita i seggiolini liberi tra i 20000 spettatori. L’arbitro fischia l’inizio e dopo qualche minuto di gestione della palla torinista assistiamo alla prima bella azione del match: Molinaro gestisce il possesso palla, Larrondo fa il movimento incontro poi si muove in profondità, palla a Barreto che lancia il suo compagno di reparto sulla linea del fuorigioco che da solo davanti al portiere non angola particolarmente il tiro e viene respinto ma la palla resta in aria e dentro l’area piccola Jonsson viola la sua porta colpendo goffamente con la coscia sinistra. 1 a 0 Torino! I Granata continuano a dominare il campo sfruttando nel migliore dei modi gli esterni di centrocampo che mettono sempre in difficoltà la sterile difesa svedese: spunto di Molinaro sulla sinistra che salta di netto il proprio marcatore e arriva a concludere di destro ma il portiere blocca a terra. La partita prosegue a ritmi particolarmente bassi, il Torino infatti non ha la necessità di forzarli; ci provano Nocerino con un tiro dalla distanza e Benassi con un buon inserimento. Al 37’ scambiano ancora i due davanti, Barreto allarga palla sulla corrente Darmian che lascia partire un tiro-cross, il pallone viene nuovamente deviato dallo sfortunato Jonsson che per la seconda volta beffa il suo portiere. 2 a 0 Torino! Ovazione dello stadio per il giovane nazionale. Il tempo continua fino al 46’ senza emozioni.

Secondo tempo
Il secondo tempo si apre con uno scroscio di applausi per Fabio Quagliarella che sta per entrare in campo. Subito emozioni con la discesa sulla destra di Darmian, cross rasoterra al centro per Barreto che colpisce forte ma centrale, para Blazevic. La partita continua sulla falsariga del primo tempo, Torino che attacca sfruttando le fasce e i buoni movimenti dei due attaccanti. Ventura effettua i primi due cambi inserendo Quagliarella e Martinez al posto di Larrondo e Barreto, proprio quest’ultimo con una rapida ripartenza si guadagna un fallo dal limite dell’area e sul relativo calcio di punizione Bovo colpisce il palo esterno. Al 77’ ha il via l’azione che porterà al terzo gol granata, Benassi apre sulla sinistra per Molinaro, il cui cross viene impattato da Martinez sulla traversa, sulla respinta Nocerino tenta una rovesciata che viene smorzata con la mano da Magnusson, Quagliarella continua l’azione e di tacco libera Martinez che segna in scivolata, ma l’arbitro ferma tutto e fischia il rigore; si presenta Quagliarella sotto la curva Maratona ed insacca nonostante Blazevic abbia scelto l’angolo giusto, gol al debutto per l’ex juventino. 3 a 0 Torino! Terzo cambio all’80’ per il Torino che fa uscire il proprio capitano Glik, lasciando spazio al giovane svedese Jansson. All’89’ c’è spazio anche per Martinez che timbra il cartellino ribattendo in rete di testa un ottimo cross dell’imprendibile Molinaro. 4 a 0 Torino! Questo è anche il risultato finale di questo terzo turno preliminare di Europa League, va segnalata una sproporzione esagerata tra i valori in campo delle due squadre: è impietosa la statistica che segnala 0 alla voce tiri del Brommapojkarna, sono solo 2 i tocchi con le mani del portiere Padelli.

TOP: Molinaro


FLOP: Brommapojkarna

(Fonte foto: www.toro.it )

lunedì 21 luglio 2014

Dunga-bis. Quando il troppo stroppia

 
Tutti gioiosi e festanti per il ritorno di Dunga

Carlos Dunga sarà nominato neo c.t. della "Seleção" nella giornata di domani. L'ex mediano aveva rivestito il ruolo di commissario tecnico dei verdeoro già per quattro anni fino al campionato mondiale in Sud Africa. La scelta da parte della federazione calcistica brasiliana è sicuramente singolare, perché dopo un mondiale catastrofico da parte dei sudamericani ci si aspettava un cambio di rotta deciso. La rinomina di Dunga deve sembrare una pessima barzelletta agli occhi del popolo brasiliano, poiché si ritorna su un tecnico che ha palesato limiti evidenti. Il trionfo in Confederation Cup nel 2009 ha illuso i brasiliani, infatti l'epilogo noi tutti lo conosciamo: Brasile fuori ai quarti di finale contro l'Olanda di Van Maarwijk. 


Il voler ritornare su Dunga pare una soluzione di "convenienza" e brevemente vi spiego il perché: ad ora  non ci sono tecnici sulla piazza in grado di voler e poter ricostruire una selezione disastrata, quanto promettente. I giocatori di talento e giovani ci sono, non nascondiamoci. Il peso però di reggere sul petto un' intera nazione e poi in secondo piano una nazionale spaventerebbe chiunque, tecnici stranieri nella fattispecie. Dunga è sembrato l'unico incosciente da poter accettare tale ruolo, oltre che vestire quei maglioni.

Dunga in versione "casual", nel senso che si è vestito casualmente

La seconda motivazione è piuttosto intuitiva: nelle ultime due partite il Brasile ha incassato un passivo di 10 reti subite, questo ha fatto scattare il campanello d'allarme e si è voluti ripiegare su Dunga. Perché l'ex gigliato ? Semplice, il gioco di Dunga è, per usare una definizione spicciola, "speculino". Il reparto arretrato e la tattica vengono favorite dal prossimo tecnico del Brasile rispetto al gioco fluido e "samba", ma siamo certi che sappia essere così tatticamente ineccepibile? Il dubbio che mi ricopre dopo la notizia della sua nomina mi tormenta la notte, un tecnico che è andato a perdere con una rete di Sneijder di testa un quarto di finale. Mah. La tattica e la preparazione "a tavolino" dovrebbe ridurre al minimo gli errori individuali, ma nel match contro l'Olanda oltre al sopracitato colpo di testa del trequartista olandese, ricordo un'autorete di Felipe Melo e un cartellino rosso di quest'ultimo per un fallo scriteriato su Robben. Il Brasile di Dunga nel mondiale sudafricano ha sofferto contro la modesta compagine della Corea del Sud, un 2-1 striminzito, ma che comunque non ha impedito ai brasiliani di passare il girone. 

La sintesi del mio parere su Dunga, dopo questo vomitevole minestrone di parole, è che ha strutturato una squadra che non sa difendere il vantaggio, vedi match contro l'Olanda, e non riesce a creare gioco nemmeno contro le nazionali più "disastrate". Gli uomini del 2010 erano in potenzialità più talentuosi e navigati degli uomini che nella prossima Coppa America e presumibilmente nel prossimo mondiale russo vestiranno la casacca verdeoro. Siamo sicuri che Dunga possa fare realmente qualcosa? Stiamo parlando di un c.t. che non ha dato un impronta difensiva alla propria squadra, non costruisce gioco, non è coesa ed è facilmente manipolabile sotto il profilo puramente psicologico durante il match. 

Il tempo dirà se sto delirando. Non escludo che verrò smentito. 

domenica 20 luglio 2014

La Top XI "Mondiale" secondo Underdog

La Svezia non si è qualificata al mondiale. Dannazione. 
 Il mio consueto ritardo è da condannare, ma mi premeva dare una lettura personale ai recenti mondiali brasiliani, concedendovi la mia "puerile" Top XI della coppa del mondo sudamericana. Mi preme non cadere nel banale e nel solito "minestrone pseudo giornalistico" che più volte il network ci offre. 
Top XI:

Keylor Navas - La Costa Rica esce ai quarti contro l'Olanda dopo la lotteria dei calci di rigore. Il merito è in gran parte da attribuire all'estremo difensore del Levante. Uno spot per i giovani aspiranti portieri il suo intervento contro l'Uruguay. Ogni mondiale ha la sua fiaba calcistica, durante questa edizione è stato lui a comporla.

Philip Lahm - Il pedigree parla da solo per uno dei migliori terzini di sempre. Il capitano tedesco alza la coppa del mondo come compimento di una carriera ricca di soddisfazioni. Lahm è il trionfo della programmazione tedesca. "Chi sbaglia meno, vince!" 

Ron Vlaar - Il "Signor Nessuno" Vlaar ha annullato Messi, Sanchez e Diego Costa. È il difensore con la percentuale più alta di tackle andati a segno. Il capitano dei Villans si prende una grande rivincita coronando una carriera troppo spesso limitata dagli infortuni. 

Ezequiel Garay - Da scarto del Real Madrid a pilastro della difesa argentina. Il centrale ha disputato un mondiale eccellente, impressionante la sua abilità aerea che lo annovera come uno dei migliori colpitori di testa del panorama calcistico. 

Daley Blind - È sempre vissuto con l'ombra del padre, ex capitano del grande Ajax targato Van Gaal. Nel corso di 3 anni si rivaluta come giocatore. Scalza Boilesen e diviene titolare nell'Ajax di De Boer. Trova spazio in nazionale ai danni di Willems ed acquisisce una certa dimestichezza con il pallone fra i piedi. È un regista, ma gioca da terzino sinistro. 

Hector Herrera - Classico giocatore "Box To Box" che mi scalda il cuore. Piede educato e grande carisma. Le giocate non sono mai banali e la tenuta atletica di questo giocatore è mirabile. Lo ritrovi a sventare un azione pericolosa avversaria e ripartire palla al piede verso l'area opposta. Una delle scoperte di questo mondiale. 

Javier Mascherano - Il capitano dell'Argentina. Quello vero per lo meno. Leggendario il suo salvataggio ai danni di Arjen Robben in semifinale, regge il peso del centrocampo in solitario. Aiuta il compagno di reparto Biglia e lo guida con grande sapienza. Si toglie un po' di polvere dalle spalle e si scrolla di dosso l'etichetta di giocatore finito.

James Rodríguez - La rivalutazione del trequartista in chiave contemporanea. Tecnica, estro e sacrificio. Al di là dell'esser il top scorer torneo è lui il giocatore che più ha sorpreso durante questo mondiale. Non a caso il Real Madrid ha già promesso follie per averlo.

Neymar Jr. - Si dica quel che si dica, ma Neymar è un crack a livello calcistico. Si è caricato una nazione intera sulle spalle e ha portato la selecao alla funesta semifinale contro i tedeschi. La sua colonna vertebrale si è danneggiata e la gogna mediatica ai cui è stato sottoposto Zuniga è vergognosa. Si può discutere il personaggio, ma non il calciatore. 

Arjen Robben - Alieno. Imprendibile. Capitano effettivo dell'Olanda di Van Gaal. Non mi dilungo in descrizioni che noi tutti conosciamo riguardante questo giocatore fenomenale. Una piacevole conferma, gioca un mondiale eccellente ad altissimi livelli. 

Thomas Müller - La fame di chi vuole scrivere la storia. Ricorda l'illustre collega e omonimo. Tecnicamente non è eccellente, non è velocissimo, non è infallibile sotto porta, ma ha una grande predisposizione al sacrificio. È tatticamente molto duttile e nonostante mezzi tecnici e atletici nella norma, con il cuore e la forza di volontà è uno degli artefici della coppa del mondo conquistata dai tedeschi.

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venerdì 18 aprile 2014

Il canarino giallo: Jan Jongbloed

"In partite del genere l'emozione era immensa. Ricordo che a Milano effettuai un intervento spettacolare e mentre ero proteso in tuffo ebbi la sensazione che avrei potuto fluttuare a mezz'aria in eterno se solo avessi voluto. La percezione estrema del concetto di libertà: questo è ciò che mi ha regalato il ruolo di portiere. Non esiste nulla di meglio al mondo" - Jan Jongbloed   

 Nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, il 25 novembre del 1940 nasce un canarino ad Amsterdam. Il suo nome è Jan Jongbloed e scriverà la storia degli estremi difensori celebri nel mondo del pallone. Antieroe per definizione Jan Jongbloed diviene professionista fra l'ilarità generale alla veneranda età di 34 anni, quando Rinus Michels lo chiama al telefono e gli comunica che sarà il terzo portiere degli Oranje per il mondiale del '74. Jongbloed sino a prima giocava a calcio nella squadra sfigata di Amsterdam, quei scanzonati ragazzi dell'FC Amsterdam, per arrotondare lo stipendio da tabaccaio. Rimase a dir poco sorpreso della chiamata del c.t. Michels, ma non sarebbe stata la sua prima esperienza con la casacca arancione. Jongbloed entrò in un campo in una infausta uscita della nazionale Oranje contro la Danimarca nel 1962, da lì Jongbloed non avrebbe più visto il colore arancione fino ai mondiali del 74'. Dodici anni sono un enormità per il pazzo ambiente del pallone, ma il caso la fa da padrona e grazie alle intemperie di JC 14, che si imputò affinché venisse chiamato quel strano ed anziano portiere che si destreggiava alla grande con i piedi. "Mi porterò una canna da pesca per ammazzare il tempo" borbottò Jongbloed dopo la chiamata di Michels. Si scolò un paio di birre e si mise nell'ordine delle idee che giugno lo avrebbe passato inoperosamente in Germania. Il destino, la provvidenza manzoniana, o a chi volete credere sceglie Jongbloed: Piet Schrijvers e Jan Van Beveren non convincono il tecnico Michels. Il commissario tecnico desiderava un estremo difensore abile con i piedi, visto il rivoluzionario modulo degli olandesi che stupì tutti negli anni 70'. Immagino Jongbloed con un sigaro in bocca che reagisce malamente alla notizia che quei mondiali li giocherà da titolare. "La mia tabaccheria e la pesca? Non ho tempo per giocare un mondiale!". Questo lo dico io, ma mi piace pensare che quei campionati del mondo non avesse una gran voglia di giocarli, nonostante tutto. Jongbloed sfiorò la vittoria storica per gli olandesi, subì 3 reti: autogoal, penalty e la storica girata di Gerd Müller. Germania sul tetto del mondo ed olandesi con la coda fra le gambe. Nei Paesi Bassi ci si chiede ancora se quella girata fosse parabile da un portiere più reattivo, ma ormai l'arbitro ha fischiato e la Coppa del Mondo è in mano ai teutonici.

Un istante prima del 2-1 dei tedeschi

Perché ad inizio articolo l'ho denominato canarino? Semplice: la sua divisa giallo limone con il numero 8 sulle spalle (ricordo che quell'Olanda dava i numeri in ordine alfabetico e non in base al ruolo, a parte Cruijff ovviamente...). Jongbloed giocava con le ginocchiere da pallavolista e non sapeva parare. Come non sapeva parare? No, non sapeva parare, non si buttava mai o quasi, ma era abilissimo negli interventi con i piedi. Jongbloed ha inventato un'antiestetica generazione di portieri ai quali, fra i più celebri, si unirà Garella Claudio, che vincerà uno storico scudetto con l'Hellas Verona. 
"Gioco senza guanti perché con questi ho poca presa" così Jongbloed commenta il suo odio verso qualunque tipo di guanto o protezione a livello delle mani. Si narra che in un match provò ad infilarsi dei guanti di lana da donna come i suoi colleghi inglesi, ma dopo un paio di parate il pregevole guanto era ridotto in mille brandelli. 


Jongbloed e le sue proverbiali ginocchiere
Jongbloed giocherà a pallone dal 1959 sino al 1986, quando alla veneranda età di 46 anni dovrà appendere gli scarpini al chiodo per un principio di infarto accorso durante un allenamento con il G.A. Eagles. Si leverà una miriade di soddisfazioni con le aquile di Denventer, dimostrando di non essere un fenomeno da circo, ma bensì un atleta un po' stagionato. Sì, atleta... Diciamo che Jongbloed non si faceva mancare mai una birra dopo l'allenamento. Nella coppa Uefa del 75' si levò la soddisfazione di battere l'Inter di Boninsegna a San Siro per 2-1 e successivamente il Fortuna Dusserdolf, grazie anche ai suoi grandi interventi. Jongbloed collezionerà 707 presenze con squadre di club e 24 presenze con la nazionale Oranje, risultando il portiere olandese meno battuto nelle Coppe del Mondo. Jongbloed però dovrà subire dispiaceri ben maggiori, quali perdere un'altra finale nel 78' contro l'Argentina in un ambiente a dir poco ostile, ma sopratutto perdere un figlio in circostanze tragiche. Il ragazzo è stato colto da un fulmine durante una partita di calcio all'età di 21 anni. Jongbloed cambierà una dozzina di lavori dopo il suo ritiro, attualmente collabora part-time per il Vitesse come scout. 


Arie Haan, Jan Jongbloed e Johan Cruijff

Jongbloed rappresenta una generazione di antieroi, sgraziato nei movimenti, dal futuro mediocre, si è proiettato in una dimensione totalmente differente. Dalla sua tabaccheria di Amsterdam, dagli allenamenti dopo il lavoro e le birre al pub con i compagni di squadra, ad una doppia finale mondiale. Jongbloed estremo difensore di una delle squadre più forti che il mondo del calcio abbia mai visto giocare, ingranaggio scatenato ed imprevedibile in un sistema estremamente collaudato. Follia e fortuna che solcano la storia di questo fantastico sport.

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Grazie ad Alec Cordolcini da qui traggo spesso spunto per le mie storie. Ti dedico questo pezzo.

martedì 24 dicembre 2013

Una birra a St. Pauli. Pirati e cattivi odori come genesi di un quartiere unico

"Sull'orlo di una strada una gara di follia contro il sipario amaro della xenofobia canti d'agonismo e di emozioni da spartir, di cori lastricati di coscienza e d'avvenir." 
Così recitano i Talco, gruppo ska italiano, in onore di St. Pauli. 

Il quartiere di St. Pauli si sviluppa con la denominazione di “Hamburger Berg”, ossia monte di Amburgo, intorno al XVII secolo. “Hamburger Berg” si trova al di fuori delle mura della città di Amburgo, ad ovest del centro cittadino affacciato sul fiume Elba. Il monte attiguo al suddetto distretto fu usato per motivi militari grazie alla sua posizione strategica. Superati i conflitti, la pre-industrializzazione si diffuse nella Germania settentrionale e anche il fiorente porto di Amburgo venne coinvolto in questo processo di crescita economica ed industriale. Ben presto ogni tipo di attività pre-industriale e commerciale venne bandita dal porto di Amburgo e venne relegata nel quartiere di “Hamburger Berg” a causa dell’inquinamento acustico e i cattivi odori che queste attività portavano. Curiosamente la via più famosa del quartiere e tuttora esistente si chiama “Reeperbahn” ossia “via dei cordai”, questo perché “Hamburger Berg” pullulava di fabbricanti di corde, questo genere di produzione, soprattutto destinata ad un ambito navale, era largamente diffusa nella Germania settentrionale. Alla fine del XVII secolo, una volta spostate il lazzaretto e le industrie più pestilenti e maleodoranti, il distretto viene denominato St.Pauli in onore della chiesa edificata nel quartiere. Il risvolto più importante però risiede nel fatto che il distretto protoindustriale di St. Pauli divenne abitabile, con risvolti sociologici interessanti che andremo ad affrontare.

La celebre "Via dei Cordai"
St. Pauli si evolse nel tipico quartiere dove pirati e banditi si accasavano momentaneamente prima di riprendere la navigazione, essendo Amburgo uno dei più grandi porti europei di quel tempo. Inquinamento, cattivi odori, rumori alienanti divennero solo il principio dei problemi per gli abitanti di St. Pauli; la prostituzione si diffuse come una delle maggiori attrattive per i pirati e marinai. Il quartiere divenne così invivibile e di difficile gestione. Sino a qui la faccenda non ha nulla di esaltante, ma la nostra storia comincia ad essere accattivante nel ‘900. In seguito al doppio conflitto mondiale che ha prostrato l’intera Europa, nella Germania sconfitta nel animo, sul campo ed a livello ideologico la ripresa fu lenta e travagliata. Nella fattispecie nel settentrione ove depressione economica e di valori si fece sentire più che in altre zone. Inutile dire che un quartiere come quello di St. Pauli ne fece le spese sin dal primo dopo guerra. A metà degli anni 60’ straordinariamente “Hamburger Berg” si affermò come centro di crescita e diffusione musicale, i Beatles vi suonarono prima di divenire famosi ed altri artisti fecero le prime apparizioni. Negli anni 80’, nel bel mezzo della guerra fredda, St. Pauli si trasformò uno degli epicentri del comunismo tedesco, aldilà della scelta politica, mutò in un quartiere avverso a qualsiasi tipo di sistema, dove l’anarchia paradossalmente regnava. Questa scelta ideologica e l’essere lo snodo principale della diffusione della cultura punk nella Germania Ovest divennero un vero e proprio fenomeno sociologico con risvolti davvero interessanti, quasi dal far trasformare St. Pauli in un isola di anarchia e dissoluzione.
Stemma della polisportiva St. Pauli
Nella follia più generale nacque il Fußball-Club St. Pauli von 1910, polisportiva in cui figurava una squadra di calcio. Gli inizi del club non furono decisamente esaltanti una spola fra massima divisione e la serie cadetta marcò le prime esperienze della compagine dei pirati. Una sola emozione nel primo dopo guerra: nel 1931 la squadra arrivò agli ottavi del campionato tedesco, ma la sua corsa verso il titolo si fermò tragicamente lì. La storia calcistica del St. Pauli rispecchia quella del suo quartiere, nacquero le prime rivalità con l’Amburgo e la permanenza nella Bundesliga, istituita negli anni 60’, non fu mai duratura e ricca di soddisfazioni. Il St. Pauli navigava nelle morenti acque della Regionaliga. I soldi scarseggiano e nel 1983 il St.Pauli fu retrocesso nella Oberliga Nord, serie inferiore alla Regionaliga, per mancanza di fondi.  La società seguendo di pari passo la storia del proprio quartiere, si trasferì nella "via dei cordai" nel Millerntor-Stadion. Il club da tradizionale divenne anticonformista, divenne proprio un simbolo di ciò che rappresentava, ossia le prostitute di Reeperbahn, dell’anarchia e la connotazione "anti-sistema" dei propri cittadini. Questa peculiarità rese la compagine davvero celebre in tutta Europa. L’adozione della Jolly Roger dai tifosi del St. Pauli divenne un cult, tifoserie organizzate come quella della “18auf12” si diffusero in tutta la Germania per supportare il piccolo club di “Hamburger Berg”. Il momento di celebrità il St.Pauli lo vive nei primi anni 2000 culminato con la promozione in Bundesliga nel 2010. La stagione successiva capitolata in una scontata retrocessione in Zweite Liga regala ai “Kiezkicker” uno delle più grandi soddisfazioni possibili: battere i rivali dell’Amburgo per la seconda volta nella loro storia. Attualmente il St. Pauli ristagna nella Zweite Liga. Diverse sono le affiliazioni con altri club, come il Celtic Glasgow. Le rivalità più sentite sono quella con l'Amburgo e l'Hansa Rostock, focolare fra i suoi supporters del neo-nazismo. 

La tifoseria del St. Pauli

La storia del club è avara di successi, ma ciò che contraddistingue questo club è l’avversione al sistema. La classifica è relativa e i punti accumulati sono secondari, chi milita nel St. Pauli deve accettare le ideologie del St. Pauli. In primo piano vi è l’affezione al club, il cuore con cui ogni uomo, prima che giocatore, è disposto a mettere in gioco sul campo da calcio. Questo gli fa sicuramente onore, ma come riescono questi scalmanati ragazzi a finanziarsi, quale società sponsorizzerebbe un club del genere? La risposta: non molte. Il club si autofinanzia con una sapiente gestione del marketing. Il merchandising, supportato dalla storia del quartiere, riesce a sostenere le gravose spese nel gestire ed organizzare un club di questa importanza. In ogni angolo del mondo si trova una persona con una maglia dei “marronibianchi” o con una maglia della Jolly Roger acquistata in quel di St. Pauli. Merchandising è questa la fonte di sostentamento, oltre alla nascita di diverse associazioni e branch che aiutano il club con donazioni e raccolte fondi. Ecco come pirati ispirati dalla musica   punk abbiano creato un club capace di autofinanziarsi e barcamenarsi in questo calcio moderno gestito da sceicchi. Questo è St. Pauli.