domenica 17 gennaio 2016

Leopardi, Marcellis e la calura primaverile. Amare memorie calcistiche

Mi alzo in piedi, tolgo repentinamente il mio armamentario dal tavolo della biblioteca e lo infilo nello zaino. I miei Canti di Leopardi sono usurati, le pagine sono stanche di essere sfogliate ed io, oramai, provo il vomito ad odorare quell’opera. Ritorno in appartamento, congedo il mio coinquilino e prendo il treno per rincasare per il weekend: “Ci vediamo a Vittorio Veneto, vecchio mio…” – affermo affettuosamente, lui mi risponde con un cenno e mi colpisce con un amorevole e paterno schiaffo. Sono un paio di notti che non dormo, mi interrogo e lui conosce il motivo: il motivo si chiama Carla. Io e Carla ci siamo frequentati per un mese o poco più, un rapporto acerbo che è collassato su sé stesso. Niente di serio, vanità e banalità che l’università ti offre e tu, stoltamente, ti senti in dovere di cogliere al volo come un pallone che viaggia a metà altezza e tu colpisci in tuffo a pesce. L’impatto avviene, ma è sempre complicato comprendere dove si spegnerà la sfera. Una sfera che tradizionalmente non vuole mai insaccarsi in rete e preferisce lambire i legni di una metaforica porta chiamata esistenza. 



Sono in treno e ascolto i Marlene Kuntz, Carla è la canzone che risuona meccanicamente nelle mie orecchie e ripenso a questa ragazza dai capelli corvini e occhi glaciali. Io e Carla non abbiamo mai intrattenuto un gran dialogo, ci siamo incrociati e qualcosa è accaduto. Nessun trasporto emotivo mi affliggeva durante quel viaggio verso casa, bensì una continua interrogazione sul femminile ed i suoi atteggiamenti. Il dover fare da carnefice mi è sempre stato d’ingombro e, nuovamente, ho dovuto pronunciare una sentenza pleonastica, ma altresì necessaria. "Ho il cuore pieno di cicatrici", sosteneva. "Prova a perdere tre finali mondiali", pensavo. Poco importa di Carla, pazienza per Elena che mi manca perché quattro anni di relazione disgregati in una mattinata di gennaio si fanno sentire in questi momenti, questo fine settimana c’è il NAC Breda. Ebbene la mia squadra si gioca lo scontro salvezza contro il Roda JC, in casa, forte del 1-0 dell’andata. Una partita che genera elettricità nell’aria. L’atmosfera a casa è pesante, mio padre mi saluta una volta arrivato e discutiamo brevemente dell’imminente match. Vado a dormire, ma prima rileggo qualche lirica del Leopardi. In maniera sonnolenta e poco partecipe.

Mi alzo la mattina seguente, penso a Carla e tiro un pugno sul muro. Non è possibile che ci si comporti così, deglutisco e scruto la mia scarpa del NAC per una buona oretta. La tengo vicino ai miei libri, è un appiglio metaforico in questa tesa mattinata. Stento a fare colazione, guardo il telefono, un messaggio ricevuto: “Ehi vecchio, tutto bene?”. È il solito coinquilino e amico di una vita, il messaggio però non parla di Carla, parla del NAC. “Sì, sì, sono in una tremenda agitazione.”, rispondo velocemente. Arriva il primo pomeriggio, mi piazzo sul divano e la partita ha inizio. Il NAC non tiene assolutamente il campo, non riesce a gestire il vantaggio e prende una rete scottante: Paulissen al 43’ porta in vantaggio il Roda. Tutto da rifare. La ripresa è una vera e propria sofferenza: Jelle ci toglie dallo specchio della porta un paio di conclusioni pericolose e Seuntjens si fa cacciare dal terreno di gioco per un fallo oltremodo sciocco. Swinkels, centrale colorito del Roda JC, decide di fare lo stesso e la parità numerica è ripristinata. Si sconfina nei supplementari e le mie speranze si fanno sempre più flebili. Il NAC guadagna un corner, Tighadouini va alla battuta e sbuca Marcellis: GOAL! Il pallone entra di circa un centimetro, varcando inesorabilmente la linea. Pareggio, siamo ancora vivi. Una rete sporca, voluta e di cuore, come il sottoscritto. Una volta arrivata la conferma della marcatura del nostro capitano caccio un urlo da eroe omerico, abbraccio veemente mia madre e comincio a saltare sui divani come se non ci fosse stato un domani, accompagnato dal mio cane che diviene incosciente partecipe della festa. Scoppio in lacrime, lacrime di gioia. Piango, alla stregua di quando Sneijder decise di infilare il miracolato Ochoa in un Olanda - Messico dell’estate precedente e pareggiare la gara a ridosso del tempo regolamentare. Lo stesso Sneijder tanto amato da Elena, che momentaneamente salvò la nostra relazione all'88' di quel paradossale match, poiché il calcio offre epifanie che una persona non può che cogliere al volo. Grazie Marcellis, grazie di cuore.


Vada al diavolo Carla, ha segnato Marcellis e possa pure prendere la via degli inferi Federica. Sì, Federica che mi osserva malignamente in biblioteca e che suole intrattenere un gioco di sguardi: una sfida a chi abbassa il volto per primo. Rigorista e portiere, nervi tesi e chi domina la pressione porta a casa il risultato. Peccato non sappia batte i rigori, sono un terzino ed un centrale difensivo adattato, come Marcellis. Oggi la mediocrità però ha fatto goal e poco importa.
 
Il fotogramma della rete di Dirk Marcellis

La partita prende una piega favorevole al NAC Breda, ma Naah e Tighadouini falliscono la rete del decisivo 2-1 che ci avrebbe regalato la certezza della permanenza in Eredivisie. Già, una certezza che con il femminile non puoi mai dire di possedere. Van Hyfte, 2-1 Roda ed il sottoscritto si porta le mani nei capelli. Carla, Federica, Elena perché mi fate questo? Non ho mai smesso di credere nella salvezza e sino all’ultimo minuto urlavo per incitare i ragazzi. Probabilmente cercavo di animare anche me stesso. Tighadouini guadagna una punizione dal limite al 120’, alla battuta va lui perché è l’uomo della provvidenza, destro a giro: fuori di un soffio. Fischio finale, NAC Breda retrocesso nella serie cadetta. Buio totale, realizzo di essere stato sconfitto da una settimana amara, anzi da un anno amaro. Piango, forte e per diverso tempo. Mi distendo a terra e abbraccio il mio cane. È morto qualcosa dentro di me quel giorno, un qualcosa che sarebbe rinato solo pochi mesi dopo. Mi guardo intorno e sospiro. Non ho fame o sete, sono sudato e stanco come avessi giocato io quella partita o, per meglio dire, come l’avessi persa io quella partita. La seconda sconfitta di quella settimana, l’ennesima sul lungo periodo. La rivincita non è avvenuta, non ne siamo stati in grado. Io e quel branco di ragazzi che vestono di giallonero, figli di una madre sfortunata. Ci si giocava qualcosa di più quel pomeriggio, loro lo sapevano e non ci siamo riusciti, il fato ha eretto un muro. Io, da solo in casa sbatto la testa contro la parete, il malessere non è dicibile. Ho perso, ancora, non me ne capacito. Vorrei scrivere a Carla, dirle che è stata lei a far retrocedere il NAC Breda, non avrebbe capito, non ci siamo mai compresi. Elena mi scrive. Elena sa che amo follemente il NAC Breda, mi chiede come sto e le rispondo malamente. È inevitabile, il NAC Breda è stato sconfitto. Penso, mi tormento e mi chiedo perché Robben non superò Casillas, perché Resenbrink nel ’78, perché il cucchiaio di Totti. Nazionale dannata, come il NAC, come il sottoscritto. Incapaci di vincere, invisi a qualche divinità.

Mi rifugio nel pub del paese, i miei amici ciarlano, ma non riesco ad ascoltare nulla. Sono alienato dal dolore sportivo. Ordino una birra, color giallo paglierino e l’ombra del boccale è nera. Giallo e nero. Giallo come il fiore che posai sui capelli di Carla, neri come la pece in uno dei nostri incontri. “Stai davvero bene con questo fiore.”, le dissi. Lei non sapeva che volevo ricreare i colori della mia squadra del cuore servendomi della sua figura, ignara mi sorrideva e mi guardava fiduciosa in quel pomeriggio afoso di maggio, dopo una lezione sul Decameron di Boccaccio. Condivideva non conscia il mio amore, ne era immagine, non sostanza. Io mi persi in lei in quel momento posticcio, ma non andai oltre l'intermittenza temporale. Una volta realizzato che Carla non era il NAC, ma bensì un artificio, il mio dolore si estinse e con esso il pensiero di Carla. 

Risolvo la pratica mentale Carla, ma non riesco a capire perché mi senta in dovere di tifare NAC Breda. Una volta rientrato a casa, apro sommessamente Leopardi, La ginestra. 

"Come la ginestra nata sulla pietra lavica
mi vedo lottare come mosca nel bicchiere
eppure Dio, lo lascio fare" ( La morte - Baustelle )

Leopardi tifava sicuramente una squadra del calibro del NAC. Recepisco la risposta ottocentesca e chiudo il libro. Ricomincio ad esistere. 

lunedì 22 settembre 2014

Top & Flop della 3° giornata di Serie A

Il terzo turno di Serie A ci ha fornito diverse sorprese: la disfatta del Napoli ad Udine ed il pareggio casalingo strappato dal Palermo all'Inter. Invece Juventus e Roma si sono confermate le regine di questo campionato, i bianconeri hanno superato il Milan di Filippo Inzaghi, mentre i giallorossi hanno neutralizzato il Cagliari con un secco due a zero. La rubrica Top&Flop, come di consueto, vi illustrerà i migliori ed i peggiori di questa giornata del massimo campionato italiano. 


Fonte foto: https://it.eurosport.yahoo.com/



TOP

Roberto Donadoni: il Parma va sotto al Bentegodi contro il Chievo Verona, ma l'allenatore dei gialloblù non fa una grinza. Il suo Parma non si fa prendere dalla frenesia del risultato, ma bensì mantiene la propria identità di gioco e coglie la prima vittoria in campionato. Il tecnico bergamasco inserisce due uomini fondamentali nella rimonta di Verona: Massimo Coda, una rete ed un assist, e Massimo Galloppa, fautore della vittoria con le sue verticalizzazioni illuminanti. Quest'ultimo calciatore di gran classe, limitato dai continui infortuni, potrà rivelarsi fondamentale per lo scacchiere di Roberto Donadoni.

Mattia Perin: il Genoa balla forte in difesa, ma il giovane portiere si supera in una serie consistente di circostanze. I grifoni riescono a centrare la vittoria contro la Lazio sopratutto grazie al proprio estremo difensore. Il giovane portiere, aiutato anche dai legni, chiude la saracinesca e strega la propria porta. Una prestazione da otto in pagella per l'ex Pescara ed è sempre più decisivo il suo apporto alla causa del Genoa. 

Daniele Rugani: il difensore classe 1994 stupisce tutti con una prestazione eccellente. La fase difensiva è impeccabile e dimostra una personalità da veterano andando ad impostare l'azione a testa alta. Il leader difensivo dell'Empoli è lui, nonostante la giovane età. Rugani si rivela provvidenziale anche in zona goal, dopo un paio di reti fallite trova la prima marcatura in Serie A che consente all'Empoli di pareggiare un sanguinoso match contro il Cesena.

FLOP

 
Fonte foto: www.mister-x.it
Napoli
: la squadra di Benitez si sta rivelando la delusione del campionato. Le sconfitte oramai sono due su tre partite giocate. La vittoria in Europa League sembrava aver rinfrancato un ambiente, ma il progetto del tecnico spagnolo e della società sembra destinato allo sfascio. Il centrocampo accusa una certa carenza di personalità e qualità, troppi "mezzi giocatori" in mezzo al campo e pochi calciatori di carattere. La difesa è il vero punto debole di questa rosa: Raul Albiol non si è rivelato il difensore esperto come ci si aspettava, Britos è irrimediabilmente un calciatore mediocre e sopratutto disastroso nelle vesti di terzino sinistro. L'ambiente risente di un certo nervosismo e pressione. Gli asini stanno toccando il fondo.

Inter: lo svarione di Vidic condiziona il match dalle prime battute. La squadra di Mazzarri sembra aver una certa difficoltà a trovare la chiave del match quando la squadra avversaria è ben arroccata in difesa. Icardi e Osvaldo sono una coppia in fase di costruzione e poco collaudata, tanto che fanno fatica ad intendersi in queste circostanze. Hernanes nella ripresa non ha dato la svolta che ci si aspetta da un calciatore del suo livello. L'unica nota positiva è la stella Kovacic, l'Inter è in mano al trequartista croato classe 1994. 

I rigoristi del Torino: le massime punizioni assegnate ai granata sono ben due nel giro di tre partite, entrambe fallite. Questa volta è El Kaddouri a fallire dal dischetto, dopo l'errore alla prima uscita di Larrondo. Il Torino è ancora fermo a quota zero goal siglati in questa stagione con un misero punticino in classifica. La squadra risente delle partenze illustri di Cerci ed Immobile. Amauri e Quagliarella non sembrano essere sostituti all'altezza per una compagine impegnata anche sul fronte europeo. La sconfitta casalinga contro l'Hellas Verona risulta eccessiva, ma le dinamiche nel reparto avanzato devono essere immediatamente risolte. 




lunedì 15 settembre 2014

Top & Flop della 2° giornata di Serie A

Jeremy Menez esulta in seguito alla propria splendida marcatura


La rubrica Top&Flop ritorna per il 2° turno della massima serie italiana. Ecco a voi chi ha sorpreso in questa giornata e chi ha decisamente deluso per quanto riguarda la Serie A. 

TOP

- Jeremy Menez: il calciatore francese incanta l'impianto del Tardini con una prestazione a dir poco superba. Il computo totale a gara terminata sono due reti ed un assist, non male per un giocatore che è stato poco pubblicizzato a livello di campagna acquisti. Il motore della manovra di Filippo Inzaghi è proprio l'ex PSG, la sua capacità di penetrare fra le maglie della difesa avversaria e dialogare con i compagni di squadra lo annoverano come una delle possibile sorprese di questo Milan ringiovanito. La seconda rete è una dimostrazione del potenziale di Menez, di chi ha una grande coscienza dei propri mezzi e ha finalmente trovato la via per usarli al meglio. 

- Mauro Icardi: il talento dell'Inter è spesso oggetto di gossip di vario genere, ma nella giornata di ieri ha fatto parlare di sé come calciatore. Una tripletta per l'attaccante argentino contro un impalpabile Sassuolo. Sarò lui il capocannoniere di questa stagione? Il suo potenziale lo conferma, ma per arrivare a tale onorificenza bisogna lavorare sodo e con grande continuità. Mazzarri, nonostante la frattura del metacarpo, gioisce con il proprio bomber.

- Francesco Bardi: l'estremo difensore del Chievo Verona conferma le buone parole spese sul suo conto nel corso delle passata stagione. Il rigore di Higuain è stato neutralizzato alla perfezione. Bardi ha dato sicurezza all'intero reparto, dirigendo con grande maestria il reparto arretrato e effettua grandi interventi che permettono al modesto Chievo di trionfare al San Paolo. 


FLOP

- Il Sassuolo: i neroverdi non scendono in campo a San Siro e rimediano un 7-0 pesantissimo, replicando la disfatta della passata stagione. La compagine di Eusebio Di Francesco ha fallito tutto ciò che poteva fallire nel match contro l'Inter. Una vera e propria umiliazione per gli emiliani che si scontrano con una propria inesperienza nel affrontare sfide di questo calibro. Berardi completa la disfatta con una gomitata ai danni di Juan Jesus e la conseguente espulsione. La sua condotta sta limitando il suo rendimento e deve correggere al più presto il suo comportamento se non vuole ricorrere in ricorsi storici che il mondo del calcio ci ha proposto.

- Il Napoli: la sconfitta casalinga brucia e ridimensiona le aspettative per questa stagione. I giocatori non sono armonici fra di loro e la manovra è lenta. Un Napoli molto provinciale e poco europeo, considerato che Higuain è l'unico in grado di cambiare le sorti del match e tutti i palloni confluiscono a lui. Insigne rimedia un'altra prestazione opaca e deludente. Benitéz è in grande difficoltà e non è escluso che possa ricorrere a stravolgimenti tattici per dare una scossa agli azzurri.

- Mario Gomez: il panzer tedesco non trova la via della rete e comincia a diventare pesante il suo digiuno. Nel match contro il Genoa non si rende mai pericoloso e viene contenuto al meglio dalla retroguardia orchestrata dalla vecchia volpe Gasperini. Montella lo sostituisce a metà della ripresa nella delusione più totale del Franchi. La Fiorentina è in difficoltà considerato lo scarso momento di forma di Gomez e l'infortunio di Rossi. La linea verde Babacar - Bernardeschi riuscirà a sostenere il peso dell'attacco viola nonostante la scarsa esperienza nel massimo campionato italiano?

(Fonte foto:www.goal.com)


lunedì 1 settembre 2014

Top & Flop della 1° giornata di Serie A

La soddisfazione di De Guzman (fonte: www.goal.com )


Il massimo campionato italiano ha preso il via e ci sono state diverse conferme e notevoli sorprese. Vi riassumeremo la prima giornata di Serie A con la nostra speciale rubrica "Top&Flop". 

TOP:

- Juventus - Roma: le due regine della passata stagione non steccano la prima in campionato. La compagine di Allegri vince di misura al Bentegodi contro il Chievo, ma sciupa una serie incredibile di palle goal. Un'altra serie di prestazioni di questo calibro e il tecnico livornese conquisterà i cuori dei tifosi bianconeri. La Roma soffre con la Fiorentina, ma vince e convince con le reti di Nainggolan e Gervinho. Ottimo l'esordio di Manolas e discreta prestazione di Iturbe.

- Il Cesena: gli emiliani sconfiggono un quotato Parma con una pregevole prestazione casalinga. Bisoli arringa i suoi con grande pathos e Alejandro Rodriguez con una spizzata di testa regalano i 3 punti ai cavallucci marini. Una rondine non fa primavera, ma ora il Cesena è a -37 punti dalla salvezza.

- Jonathan De Guzman: il calciatore olandese entra e segna al 95' per il Napoli. Un esordio da favola per l'ex Feyenoord. Gli azzurri avevano sofferto a lungo le incursioni di Perotti e Pinilla, ma la rete del neo acquisto ordinato da Benitéz risulta decisivo nel finale di gara. "Quando il buongiorno si vede dal mattino". 

FLOP:

- La difesa della Lazio: De Vrij si lascia scappare il faraone nell'occasione del vantaggio di Honda ed è ingenuo nel toccare Menez in occasione del rigore nella ripresa. La massima punizione non era sicuramente da assegnare, ma l'olandese non è stato lucido. Cana e Radu si sono fatti infilare troppo facilmente in occasione dei contropiedi dei rossoneri. Basta è l'unico a salvarsi nella Caporetto del reparto arretrato biancoleste.

-  La scarsa inventiva dell'Inter: il pari contro un buon Torino non è da gettare alle ortiche, come si suol dire, ma la poca attitudine a costruire gioco da parte dei nerazzurri è una lacuna che va colmata immediatamente. Hernanes e Kovacic hanno stentato nell'arco della partita, solo Osvaldo ha saputo ravvivare un attacco spento e mal supportato dal centrocampo. Nella partita di Torino un altro "flop" è stato quello del direttore di gara Doveri che si inventa un rigore a favore dei granata e espelle Vidic per un presunto applauso ironico. 

- Il Palermo: si fa rimontare dalla Sampdoria, costretta per gran parte del match a giocare in dieci uomini. Negli ultimi minuti i rosanero perdono la testa e Gastaldello gli punisce, inoltre ad una manciata di secondi dallo scadere i Doria rischiano di portarsi sul 2-1. Iachini e compagnia dovranno dimenticare gli ultimi 10 minuti e ripartire dal pregevole primo tempo che hanno compiuto. 


venerdì 8 agosto 2014

Torna l'Europa che conta. Ecco le avversarie delle italiane ai preliminari


Il leitmotif dell'estate è constatare che il calcio italiano è al ribasso, in sintesi le squadre dello stivale sono tecnicamente poco qualitative e decrepite. Il discorso regge fino ad una certa soglia, per questo è necessario ripartire dalle competizioni europee per ripristinare l'antico smalto di cui le "italiane" godevano sino ad una decina di anni fa. Verso la fine di agosto Torino, Inter e Napoli saranno impegnate nei rispettivi preliminari. I granata e i nerazzurri giocheranno per un posto in Europa League, mentre i partenopei vogliono fortemente partecipare alla Champions League per sognare in grande. 

L'Hajduk Split non è un avversario irresistibile per la squadra di Ventura, ma un eventuale partenza di Cerci potrebbe complicare la faccenda. I croati sono indomabili, come testimonia la rimonta effettuata fra le mura casalinghe ai danni del Shakhter Karagandy. Sarà fondamentale non perdere la testa a Spalato e fare il proprio dovere a Torino, più facile a dirsi che a farsi, ma sono considerazioni necessarie. 

Il generale Mazzarri deve partire dall'Islanda per il principio della propria campagna di conquista. Lo Stjarnan sarà la prossima avversaria dell'Inter. Questo sorteggio fa sicuramente sorridere, perché la rosa degli islandesi vale meno di un milioni di €, in sintesi il prestito oneroso di Dodò. Lo Stjarnan però non è una squadra completamente sconosciuta, anzi è rinomata sul web per le sue bizzarre esultanze. Ad ogni modo un fallimento nel passaggio alla fase finale della competizione sarebbe una tragedia ai livelli della Medea di Euripide. 




Il compito del Napoli non è affatto semplice, l'urna di Nyon non ha sorriso agli azzurri, considerato che l'Atlethic Bilbao non è una squadra di basso rango. I baschi sono avversari ostici ed il San Mamés non sarà agevole da espugnare. Il Napoli ha le frecce nella faretra per superare il turno, ma ci sarà da sputare sangue contro gli spagnoli. L'arrivo di Fellaini serve come il pane per una mediana che scarseggia di qualità e filtro. Il belga è un giocatore di valore tecnico assoluto, al di là della pessima annata con i Red Devils. Attenzione massima e tanto cuore serviranno agli uomini di Benitéz per passare il turno. 




Questo il tabellone completo degli spareggi di Champions League: 


Percorso Campioni

Maribor (Svn)  - Celtic (Sco) 
Salisburgo (Aut) - Malmoe (Swe) 
Aalborg (Den) - Apoel (Cyp)
Steaua Bucarest (Rou) - Ludogorets (Bul) 
Slovan Bratislava (Svk) - Bate Borisov (Blr)

Percorso Piazzate

Besiktas (Tur) - Arsenal (Eng) 
Standard Liegi (Bel) - Zenit San Pietroburgo (Rus) 
Copenaghen (Den) - Bayer Leverkusen (Ger) 
Lille (Fra) - Porto (Por)
NAPOLI (ITA)  - Athletic Bilbao (Esp)

I play-off di Europa League:




Sarajevo (Bih)-Borussia Moenchengladbach (Ger) Apollon (Cyp)-Lokomotiv Mosca (Rus)
Astana (Kaz)-Villarreal (Spa)
Young Boys (Sui)-Debrecen (Ung)
Zwolle (Ola)-Sparta Praga (Cze)
Spartak Trnava (Svk)-Zurigo (Sui)
Asteras (Gre)-Maccabi Tel-Aviv (Isr)
AEL Limassol (Cyp)-Tottenham (Ing)
Dnipropetrosk (Ukr)-Hajduk Spalato (Cro) Dynamo Minsk (Blr)-CD Nacional (Por)
Qarabag (Aze)-Twente (Ola)
Petrolul (Rom)-Dinamo Zagreb (Ccr)
HJK Helsinki (Fin)-Rapid Vienna (Aut)
Trabzonspor (Tur)-Rostov (Rus)
Zimbru Chisinau (Mda)-PAOK Salonicco (Gre) Rnk Spalato (Cro)-Torino (Ita)
Omonia (Cyp)-Dynamo Mosca (Rus)
Aktobe (Kaz)-Legia Varsavia (Pol)
Lione (Fra)-Astra (Rom)
Lokeren (Bel)-Hull City (Ing)
Neftci (Aze)-Partizan Belgrado (Srb)
Ruch (Pol)-Metalist Kharkiv (Ukc)
Elfsborg (Sve)-Rio Ave (Por)
PSV Eindhoven (Ola)-Shakhtyor Karagandy (Blr) Karabukspor (Tur)-Saint Etienne (Fra)
Stjarnan (Isl)-Inter (Ita)
Panathinaikos (Gre)-Midtjylland (Dan)
Feyernoord (Ola)-Zorya (Ukr)
Grasshopper (Sui)-Club Bruge (Bel)
Real Sociedad (Spa)-Krasnodar (Rus)
Rijeka (Cro)-Sheriff Tiraspol (Mda)


(Fonte foto: sport.panorama.it)


giovedì 7 agosto 2014

Europa League: Torino 4 - 0 Brommapojkarna. Granata indomabili contro gli svedesi



TORINO: Con il  0-3 maturato fuori casa e visto il livello della squadra svedese, non si può dire che Ventura non abbia dormito a sogni tranquilli; con Cerci, ancora nelle grazie delle milanesi, nemmeno convocato, il tecnico genovese schiera il 3-5-2 di fabbrica con un centrocampo pressoché inedito: giocano infatti i neo acquisti Molinaro, Nocerino, Perez, Benassi più il confermato Darmian, in difesa il pacchetto Moretti, capitan Glik, Bovo difende la porta di Padelli, i due davanti, come nella gara di andata, sono Larrondo e Barreto.

BROMMAPOJKARNA: I ragazzi di Bromma, attualmente ultimi in classifica a 9 punti (con una sola vittoria in 17 gare), reduci da due pareggi consecutivi in campionato, arrivano a Torino con lo scopo principale di esibire i propri giovani e fare dell’esperienza internazionale (come ha dichiarato nell’intervista stampa prepartita il c.t. Stefan Billborn). Ricordiamo ai lettori che questa società ha vinto l’accesso ai preliminari di Europa League grazie al premio Fair Play dell’Allsvenskan e nonostante questo è riuscita a eliminare i finalandesi del VPS e successivamente i nordirlandesi del Crusaders. Si schierano in campo quest’oggi con un 4 - 3 - 3 che diventa un 4 - 4 - 1 - 1 in fase difensiva.

La cronaca

Primo tempo
Olimpico delle grandi occasioni per il ritorno in Europa del Torino, si contano sulla punta delle dita i seggiolini liberi tra i 20000 spettatori. L’arbitro fischia l’inizio e dopo qualche minuto di gestione della palla torinista assistiamo alla prima bella azione del match: Molinaro gestisce il possesso palla, Larrondo fa il movimento incontro poi si muove in profondità, palla a Barreto che lancia il suo compagno di reparto sulla linea del fuorigioco che da solo davanti al portiere non angola particolarmente il tiro e viene respinto ma la palla resta in aria e dentro l’area piccola Jonsson viola la sua porta colpendo goffamente con la coscia sinistra. 1 a 0 Torino! I Granata continuano a dominare il campo sfruttando nel migliore dei modi gli esterni di centrocampo che mettono sempre in difficoltà la sterile difesa svedese: spunto di Molinaro sulla sinistra che salta di netto il proprio marcatore e arriva a concludere di destro ma il portiere blocca a terra. La partita prosegue a ritmi particolarmente bassi, il Torino infatti non ha la necessità di forzarli; ci provano Nocerino con un tiro dalla distanza e Benassi con un buon inserimento. Al 37’ scambiano ancora i due davanti, Barreto allarga palla sulla corrente Darmian che lascia partire un tiro-cross, il pallone viene nuovamente deviato dallo sfortunato Jonsson che per la seconda volta beffa il suo portiere. 2 a 0 Torino! Ovazione dello stadio per il giovane nazionale. Il tempo continua fino al 46’ senza emozioni.

Secondo tempo
Il secondo tempo si apre con uno scroscio di applausi per Fabio Quagliarella che sta per entrare in campo. Subito emozioni con la discesa sulla destra di Darmian, cross rasoterra al centro per Barreto che colpisce forte ma centrale, para Blazevic. La partita continua sulla falsariga del primo tempo, Torino che attacca sfruttando le fasce e i buoni movimenti dei due attaccanti. Ventura effettua i primi due cambi inserendo Quagliarella e Martinez al posto di Larrondo e Barreto, proprio quest’ultimo con una rapida ripartenza si guadagna un fallo dal limite dell’area e sul relativo calcio di punizione Bovo colpisce il palo esterno. Al 77’ ha il via l’azione che porterà al terzo gol granata, Benassi apre sulla sinistra per Molinaro, il cui cross viene impattato da Martinez sulla traversa, sulla respinta Nocerino tenta una rovesciata che viene smorzata con la mano da Magnusson, Quagliarella continua l’azione e di tacco libera Martinez che segna in scivolata, ma l’arbitro ferma tutto e fischia il rigore; si presenta Quagliarella sotto la curva Maratona ed insacca nonostante Blazevic abbia scelto l’angolo giusto, gol al debutto per l’ex juventino. 3 a 0 Torino! Terzo cambio all’80’ per il Torino che fa uscire il proprio capitano Glik, lasciando spazio al giovane svedese Jansson. All’89’ c’è spazio anche per Martinez che timbra il cartellino ribattendo in rete di testa un ottimo cross dell’imprendibile Molinaro. 4 a 0 Torino! Questo è anche il risultato finale di questo terzo turno preliminare di Europa League, va segnalata una sproporzione esagerata tra i valori in campo delle due squadre: è impietosa la statistica che segnala 0 alla voce tiri del Brommapojkarna, sono solo 2 i tocchi con le mani del portiere Padelli.

TOP: Molinaro


FLOP: Brommapojkarna

(Fonte foto: www.toro.it )

lunedì 21 luglio 2014

Dunga-bis. Quando il troppo stroppia

 
Tutti gioiosi e festanti per il ritorno di Dunga

Carlos Dunga sarà nominato neo c.t. della "Seleção" nella giornata di domani. L'ex mediano aveva rivestito il ruolo di commissario tecnico dei verdeoro già per quattro anni fino al campionato mondiale in Sud Africa. La scelta da parte della federazione calcistica brasiliana è sicuramente singolare, perché dopo un mondiale catastrofico da parte dei sudamericani ci si aspettava un cambio di rotta deciso. La rinomina di Dunga deve sembrare una pessima barzelletta agli occhi del popolo brasiliano, poiché si ritorna su un tecnico che ha palesato limiti evidenti. Il trionfo in Confederation Cup nel 2009 ha illuso i brasiliani, infatti l'epilogo noi tutti lo conosciamo: Brasile fuori ai quarti di finale contro l'Olanda di Van Maarwijk. 


Il voler ritornare su Dunga pare una soluzione di "convenienza" e brevemente vi spiego il perché: ad ora  non ci sono tecnici sulla piazza in grado di voler e poter ricostruire una selezione disastrata, quanto promettente. I giocatori di talento e giovani ci sono, non nascondiamoci. Il peso però di reggere sul petto un' intera nazione e poi in secondo piano una nazionale spaventerebbe chiunque, tecnici stranieri nella fattispecie. Dunga è sembrato l'unico incosciente da poter accettare tale ruolo, oltre che vestire quei maglioni.

Dunga in versione "casual", nel senso che si è vestito casualmente

La seconda motivazione è piuttosto intuitiva: nelle ultime due partite il Brasile ha incassato un passivo di 10 reti subite, questo ha fatto scattare il campanello d'allarme e si è voluti ripiegare su Dunga. Perché l'ex gigliato ? Semplice, il gioco di Dunga è, per usare una definizione spicciola, "speculino". Il reparto arretrato e la tattica vengono favorite dal prossimo tecnico del Brasile rispetto al gioco fluido e "samba", ma siamo certi che sappia essere così tatticamente ineccepibile? Il dubbio che mi ricopre dopo la notizia della sua nomina mi tormenta la notte, un tecnico che è andato a perdere con una rete di Sneijder di testa un quarto di finale. Mah. La tattica e la preparazione "a tavolino" dovrebbe ridurre al minimo gli errori individuali, ma nel match contro l'Olanda oltre al sopracitato colpo di testa del trequartista olandese, ricordo un'autorete di Felipe Melo e un cartellino rosso di quest'ultimo per un fallo scriteriato su Robben. Il Brasile di Dunga nel mondiale sudafricano ha sofferto contro la modesta compagine della Corea del Sud, un 2-1 striminzito, ma che comunque non ha impedito ai brasiliani di passare il girone. 

La sintesi del mio parere su Dunga, dopo questo vomitevole minestrone di parole, è che ha strutturato una squadra che non sa difendere il vantaggio, vedi match contro l'Olanda, e non riesce a creare gioco nemmeno contro le nazionali più "disastrate". Gli uomini del 2010 erano in potenzialità più talentuosi e navigati degli uomini che nella prossima Coppa America e presumibilmente nel prossimo mondiale russo vestiranno la casacca verdeoro. Siamo sicuri che Dunga possa fare realmente qualcosa? Stiamo parlando di un c.t. che non ha dato un impronta difensiva alla propria squadra, non costruisce gioco, non è coesa ed è facilmente manipolabile sotto il profilo puramente psicologico durante il match. 

Il tempo dirà se sto delirando. Non escludo che verrò smentito. 

domenica 20 luglio 2014

La Top XI "Mondiale" secondo Underdog

La Svezia non si è qualificata al mondiale. Dannazione. 
 Il mio consueto ritardo è da condannare, ma mi premeva dare una lettura personale ai recenti mondiali brasiliani, concedendovi la mia "puerile" Top XI della coppa del mondo sudamericana. Mi preme non cadere nel banale e nel solito "minestrone pseudo giornalistico" che più volte il network ci offre. 
Top XI:

Keylor Navas - La Costa Rica esce ai quarti contro l'Olanda dopo la lotteria dei calci di rigore. Il merito è in gran parte da attribuire all'estremo difensore del Levante. Uno spot per i giovani aspiranti portieri il suo intervento contro l'Uruguay. Ogni mondiale ha la sua fiaba calcistica, durante questa edizione è stato lui a comporla.

Philip Lahm - Il pedigree parla da solo per uno dei migliori terzini di sempre. Il capitano tedesco alza la coppa del mondo come compimento di una carriera ricca di soddisfazioni. Lahm è il trionfo della programmazione tedesca. "Chi sbaglia meno, vince!" 

Ron Vlaar - Il "Signor Nessuno" Vlaar ha annullato Messi, Sanchez e Diego Costa. È il difensore con la percentuale più alta di tackle andati a segno. Il capitano dei Villans si prende una grande rivincita coronando una carriera troppo spesso limitata dagli infortuni. 

Ezequiel Garay - Da scarto del Real Madrid a pilastro della difesa argentina. Il centrale ha disputato un mondiale eccellente, impressionante la sua abilità aerea che lo annovera come uno dei migliori colpitori di testa del panorama calcistico. 

Daley Blind - È sempre vissuto con l'ombra del padre, ex capitano del grande Ajax targato Van Gaal. Nel corso di 3 anni si rivaluta come giocatore. Scalza Boilesen e diviene titolare nell'Ajax di De Boer. Trova spazio in nazionale ai danni di Willems ed acquisisce una certa dimestichezza con il pallone fra i piedi. È un regista, ma gioca da terzino sinistro. 

Hector Herrera - Classico giocatore "Box To Box" che mi scalda il cuore. Piede educato e grande carisma. Le giocate non sono mai banali e la tenuta atletica di questo giocatore è mirabile. Lo ritrovi a sventare un azione pericolosa avversaria e ripartire palla al piede verso l'area opposta. Una delle scoperte di questo mondiale. 

Javier Mascherano - Il capitano dell'Argentina. Quello vero per lo meno. Leggendario il suo salvataggio ai danni di Arjen Robben in semifinale, regge il peso del centrocampo in solitario. Aiuta il compagno di reparto Biglia e lo guida con grande sapienza. Si toglie un po' di polvere dalle spalle e si scrolla di dosso l'etichetta di giocatore finito.

James Rodríguez - La rivalutazione del trequartista in chiave contemporanea. Tecnica, estro e sacrificio. Al di là dell'esser il top scorer torneo è lui il giocatore che più ha sorpreso durante questo mondiale. Non a caso il Real Madrid ha già promesso follie per averlo.

Neymar Jr. - Si dica quel che si dica, ma Neymar è un crack a livello calcistico. Si è caricato una nazione intera sulle spalle e ha portato la selecao alla funesta semifinale contro i tedeschi. La sua colonna vertebrale si è danneggiata e la gogna mediatica ai cui è stato sottoposto Zuniga è vergognosa. Si può discutere il personaggio, ma non il calciatore. 

Arjen Robben - Alieno. Imprendibile. Capitano effettivo dell'Olanda di Van Gaal. Non mi dilungo in descrizioni che noi tutti conosciamo riguardante questo giocatore fenomenale. Una piacevole conferma, gioca un mondiale eccellente ad altissimi livelli. 

Thomas Müller - La fame di chi vuole scrivere la storia. Ricorda l'illustre collega e omonimo. Tecnicamente non è eccellente, non è velocissimo, non è infallibile sotto porta, ma ha una grande predisposizione al sacrificio. È tatticamente molto duttile e nonostante mezzi tecnici e atletici nella norma, con il cuore e la forza di volontà è uno degli artefici della coppa del mondo conquistata dai tedeschi.

Ti è piaciuto l'articolo? Seguici su Facebook

venerdì 18 aprile 2014

Il canarino giallo: Jan Jongbloed

"In partite del genere l'emozione era immensa. Ricordo che a Milano effettuai un intervento spettacolare e mentre ero proteso in tuffo ebbi la sensazione che avrei potuto fluttuare a mezz'aria in eterno se solo avessi voluto. La percezione estrema del concetto di libertà: questo è ciò che mi ha regalato il ruolo di portiere. Non esiste nulla di meglio al mondo" - Jan Jongbloed   

 Nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, il 25 novembre del 1940 nasce un canarino ad Amsterdam. Il suo nome è Jan Jongbloed e scriverà la storia degli estremi difensori celebri nel mondo del pallone. Antieroe per definizione Jan Jongbloed diviene professionista fra l'ilarità generale alla veneranda età di 34 anni, quando Rinus Michels lo chiama al telefono e gli comunica che sarà il terzo portiere degli Oranje per il mondiale del '74. Jongbloed sino a prima giocava a calcio nella squadra sfigata di Amsterdam, quei scanzonati ragazzi dell'FC Amsterdam, per arrotondare lo stipendio da tabaccaio. Rimase a dir poco sorpreso della chiamata del c.t. Michels, ma non sarebbe stata la sua prima esperienza con la casacca arancione. Jongbloed entrò in un campo in una infausta uscita della nazionale Oranje contro la Danimarca nel 1962, da lì Jongbloed non avrebbe più visto il colore arancione fino ai mondiali del 74'. Dodici anni sono un enormità per il pazzo ambiente del pallone, ma il caso la fa da padrona e grazie alle intemperie di JC 14, che si imputò affinché venisse chiamato quel strano ed anziano portiere che si destreggiava alla grande con i piedi. "Mi porterò una canna da pesca per ammazzare il tempo" borbottò Jongbloed dopo la chiamata di Michels. Si scolò un paio di birre e si mise nell'ordine delle idee che giugno lo avrebbe passato inoperosamente in Germania. Il destino, la provvidenza manzoniana, o a chi volete credere sceglie Jongbloed: Piet Schrijvers e Jan Van Beveren non convincono il tecnico Michels. Il commissario tecnico desiderava un estremo difensore abile con i piedi, visto il rivoluzionario modulo degli olandesi che stupì tutti negli anni 70'. Immagino Jongbloed con un sigaro in bocca che reagisce malamente alla notizia che quei mondiali li giocherà da titolare. "La mia tabaccheria e la pesca? Non ho tempo per giocare un mondiale!". Questo lo dico io, ma mi piace pensare che quei campionati del mondo non avesse una gran voglia di giocarli, nonostante tutto. Jongbloed sfiorò la vittoria storica per gli olandesi, subì 3 reti: autogoal, penalty e la storica girata di Gerd Müller. Germania sul tetto del mondo ed olandesi con la coda fra le gambe. Nei Paesi Bassi ci si chiede ancora se quella girata fosse parabile da un portiere più reattivo, ma ormai l'arbitro ha fischiato e la Coppa del Mondo è in mano ai teutonici.

Un istante prima del 2-1 dei tedeschi

Perché ad inizio articolo l'ho denominato canarino? Semplice: la sua divisa giallo limone con il numero 8 sulle spalle (ricordo che quell'Olanda dava i numeri in ordine alfabetico e non in base al ruolo, a parte Cruijff ovviamente...). Jongbloed giocava con le ginocchiere da pallavolista e non sapeva parare. Come non sapeva parare? No, non sapeva parare, non si buttava mai o quasi, ma era abilissimo negli interventi con i piedi. Jongbloed ha inventato un'antiestetica generazione di portieri ai quali, fra i più celebri, si unirà Garella Claudio, che vincerà uno storico scudetto con l'Hellas Verona. 
"Gioco senza guanti perché con questi ho poca presa" così Jongbloed commenta il suo odio verso qualunque tipo di guanto o protezione a livello delle mani. Si narra che in un match provò ad infilarsi dei guanti di lana da donna come i suoi colleghi inglesi, ma dopo un paio di parate il pregevole guanto era ridotto in mille brandelli. 


Jongbloed e le sue proverbiali ginocchiere
Jongbloed giocherà a pallone dal 1959 sino al 1986, quando alla veneranda età di 46 anni dovrà appendere gli scarpini al chiodo per un principio di infarto accorso durante un allenamento con il G.A. Eagles. Si leverà una miriade di soddisfazioni con le aquile di Denventer, dimostrando di non essere un fenomeno da circo, ma bensì un atleta un po' stagionato. Sì, atleta... Diciamo che Jongbloed non si faceva mancare mai una birra dopo l'allenamento. Nella coppa Uefa del 75' si levò la soddisfazione di battere l'Inter di Boninsegna a San Siro per 2-1 e successivamente il Fortuna Dusserdolf, grazie anche ai suoi grandi interventi. Jongbloed collezionerà 707 presenze con squadre di club e 24 presenze con la nazionale Oranje, risultando il portiere olandese meno battuto nelle Coppe del Mondo. Jongbloed però dovrà subire dispiaceri ben maggiori, quali perdere un'altra finale nel 78' contro l'Argentina in un ambiente a dir poco ostile, ma sopratutto perdere un figlio in circostanze tragiche. Il ragazzo è stato colto da un fulmine durante una partita di calcio all'età di 21 anni. Jongbloed cambierà una dozzina di lavori dopo il suo ritiro, attualmente collabora part-time per il Vitesse come scout. 


Arie Haan, Jan Jongbloed e Johan Cruijff

Jongbloed rappresenta una generazione di antieroi, sgraziato nei movimenti, dal futuro mediocre, si è proiettato in una dimensione totalmente differente. Dalla sua tabaccheria di Amsterdam, dagli allenamenti dopo il lavoro e le birre al pub con i compagni di squadra, ad una doppia finale mondiale. Jongbloed estremo difensore di una delle squadre più forti che il mondo del calcio abbia mai visto giocare, ingranaggio scatenato ed imprevedibile in un sistema estremamente collaudato. Follia e fortuna che solcano la storia di questo fantastico sport.

La tua opinione mi interessa! Vieni a parlarne sulla pagina Facebook

Grazie ad Alec Cordolcini da qui traggo spesso spunto per le mie storie. Ti dedico questo pezzo.

martedì 24 dicembre 2013

Una birra a St. Pauli. Pirati e cattivi odori come genesi di un quartiere unico

"Sull'orlo di una strada una gara di follia contro il sipario amaro della xenofobia canti d'agonismo e di emozioni da spartir, di cori lastricati di coscienza e d'avvenir." 
Così recitano i Talco, gruppo ska italiano, in onore di St. Pauli. 

Il quartiere di St. Pauli si sviluppa con la denominazione di “Hamburger Berg”, ossia monte di Amburgo, intorno al XVII secolo. “Hamburger Berg” si trova al di fuori delle mura della città di Amburgo, ad ovest del centro cittadino affacciato sul fiume Elba. Il monte attiguo al suddetto distretto fu usato per motivi militari grazie alla sua posizione strategica. Superati i conflitti, la pre-industrializzazione si diffuse nella Germania settentrionale e anche il fiorente porto di Amburgo venne coinvolto in questo processo di crescita economica ed industriale. Ben presto ogni tipo di attività pre-industriale e commerciale venne bandita dal porto di Amburgo e venne relegata nel quartiere di “Hamburger Berg” a causa dell’inquinamento acustico e i cattivi odori che queste attività portavano. Curiosamente la via più famosa del quartiere e tuttora esistente si chiama “Reeperbahn” ossia “via dei cordai”, questo perché “Hamburger Berg” pullulava di fabbricanti di corde, questo genere di produzione, soprattutto destinata ad un ambito navale, era largamente diffusa nella Germania settentrionale. Alla fine del XVII secolo, una volta spostate il lazzaretto e le industrie più pestilenti e maleodoranti, il distretto viene denominato St.Pauli in onore della chiesa edificata nel quartiere. Il risvolto più importante però risiede nel fatto che il distretto protoindustriale di St. Pauli divenne abitabile, con risvolti sociologici interessanti che andremo ad affrontare.

La celebre "Via dei Cordai"
St. Pauli si evolse nel tipico quartiere dove pirati e banditi si accasavano momentaneamente prima di riprendere la navigazione, essendo Amburgo uno dei più grandi porti europei di quel tempo. Inquinamento, cattivi odori, rumori alienanti divennero solo il principio dei problemi per gli abitanti di St. Pauli; la prostituzione si diffuse come una delle maggiori attrattive per i pirati e marinai. Il quartiere divenne così invivibile e di difficile gestione. Sino a qui la faccenda non ha nulla di esaltante, ma la nostra storia comincia ad essere accattivante nel ‘900. In seguito al doppio conflitto mondiale che ha prostrato l’intera Europa, nella Germania sconfitta nel animo, sul campo ed a livello ideologico la ripresa fu lenta e travagliata. Nella fattispecie nel settentrione ove depressione economica e di valori si fece sentire più che in altre zone. Inutile dire che un quartiere come quello di St. Pauli ne fece le spese sin dal primo dopo guerra. A metà degli anni 60’ straordinariamente “Hamburger Berg” si affermò come centro di crescita e diffusione musicale, i Beatles vi suonarono prima di divenire famosi ed altri artisti fecero le prime apparizioni. Negli anni 80’, nel bel mezzo della guerra fredda, St. Pauli si trasformò uno degli epicentri del comunismo tedesco, aldilà della scelta politica, mutò in un quartiere avverso a qualsiasi tipo di sistema, dove l’anarchia paradossalmente regnava. Questa scelta ideologica e l’essere lo snodo principale della diffusione della cultura punk nella Germania Ovest divennero un vero e proprio fenomeno sociologico con risvolti davvero interessanti, quasi dal far trasformare St. Pauli in un isola di anarchia e dissoluzione.
Stemma della polisportiva St. Pauli
Nella follia più generale nacque il Fußball-Club St. Pauli von 1910, polisportiva in cui figurava una squadra di calcio. Gli inizi del club non furono decisamente esaltanti una spola fra massima divisione e la serie cadetta marcò le prime esperienze della compagine dei pirati. Una sola emozione nel primo dopo guerra: nel 1931 la squadra arrivò agli ottavi del campionato tedesco, ma la sua corsa verso il titolo si fermò tragicamente lì. La storia calcistica del St. Pauli rispecchia quella del suo quartiere, nacquero le prime rivalità con l’Amburgo e la permanenza nella Bundesliga, istituita negli anni 60’, non fu mai duratura e ricca di soddisfazioni. Il St. Pauli navigava nelle morenti acque della Regionaliga. I soldi scarseggiano e nel 1983 il St.Pauli fu retrocesso nella Oberliga Nord, serie inferiore alla Regionaliga, per mancanza di fondi.  La società seguendo di pari passo la storia del proprio quartiere, si trasferì nella "via dei cordai" nel Millerntor-Stadion. Il club da tradizionale divenne anticonformista, divenne proprio un simbolo di ciò che rappresentava, ossia le prostitute di Reeperbahn, dell’anarchia e la connotazione "anti-sistema" dei propri cittadini. Questa peculiarità rese la compagine davvero celebre in tutta Europa. L’adozione della Jolly Roger dai tifosi del St. Pauli divenne un cult, tifoserie organizzate come quella della “18auf12” si diffusero in tutta la Germania per supportare il piccolo club di “Hamburger Berg”. Il momento di celebrità il St.Pauli lo vive nei primi anni 2000 culminato con la promozione in Bundesliga nel 2010. La stagione successiva capitolata in una scontata retrocessione in Zweite Liga regala ai “Kiezkicker” uno delle più grandi soddisfazioni possibili: battere i rivali dell’Amburgo per la seconda volta nella loro storia. Attualmente il St. Pauli ristagna nella Zweite Liga. Diverse sono le affiliazioni con altri club, come il Celtic Glasgow. Le rivalità più sentite sono quella con l'Amburgo e l'Hansa Rostock, focolare fra i suoi supporters del neo-nazismo. 

La tifoseria del St. Pauli

La storia del club è avara di successi, ma ciò che contraddistingue questo club è l’avversione al sistema. La classifica è relativa e i punti accumulati sono secondari, chi milita nel St. Pauli deve accettare le ideologie del St. Pauli. In primo piano vi è l’affezione al club, il cuore con cui ogni uomo, prima che giocatore, è disposto a mettere in gioco sul campo da calcio. Questo gli fa sicuramente onore, ma come riescono questi scalmanati ragazzi a finanziarsi, quale società sponsorizzerebbe un club del genere? La risposta: non molte. Il club si autofinanzia con una sapiente gestione del marketing. Il merchandising, supportato dalla storia del quartiere, riesce a sostenere le gravose spese nel gestire ed organizzare un club di questa importanza. In ogni angolo del mondo si trova una persona con una maglia dei “marronibianchi” o con una maglia della Jolly Roger acquistata in quel di St. Pauli. Merchandising è questa la fonte di sostentamento, oltre alla nascita di diverse associazioni e branch che aiutano il club con donazioni e raccolte fondi. Ecco come pirati ispirati dalla musica   punk abbiano creato un club capace di autofinanziarsi e barcamenarsi in questo calcio moderno gestito da sceicchi. Questo è St. Pauli. 

venerdì 20 settembre 2013

La "Working Class" del calcio: Richard Butcher

Il calendario segna il 21 gennaio del 1981 quando a Northampton, città dell’East Midlands, regione dell’Inghilterra, nasce Richard Butcher. Il nostro Richard cresce con il pallone sotto braccio e con una certa predisposizione a tirare sassate dalla distanza. Il Northampton Town F.C. nota questo centrocampista centrale di buone speranze, con dei piedi educati per la categoria e una pregevole visione di gioco. È il 1999 quando Butcher intasca il suo primo salario da professionista vestendo la maglia dei “The Cobblers”, il giovane però non trova lo spazio sperato e non esordirà durante la stagione. 

L'invitante quanto essenziale cartello di benvenuto della città di Northampton
Il Northampton F.C. lo vende dopo il deludente campionato al Rushden & Diamonds F.C. , anche qui Richard non scende mai in campo. È il 2001 e la carriera di Butcher non ha ancora preso forma, ormai ha 20 anni e il sogno di giocare in Premier sta per svanire, visto che si ritrova a marcire su panchine di legno da quattro soldi in stadi di periferia, Richard vuole di più, Richard merita di più. 

Nel 2002 finisce nella Conference National, la prima lega dilettantistica inglese, fra le fila del Kettering Town, 44 presenze e 13 reti il computo di fine stagione. La sua esperienza positiva con i “Poppies” lo mette in luce e squadre più “blasonate” lo cercano. Il Lincoln City lo ingaggia e con i “The Imps” disputa 3 ottime stagioni coronate con vari playoff, sfortunatamente mai culminati con la promozione nella prima lega professionistica, l’attuale Sky Bet League 2. Richard però compie un grande passo e l’Oldham Athlethic punta su di lui, i “Latics” giocano nPower League 1, perciò per il centrocampista dell’East Midlands è un ottima occasione per dimostrare quanto vale, Butcher gioca 36 partite con 4 reti. 

Il presidente del Lincoln City
Curiosità, per chi tifa Paul Scholes? La risposta non è United, bensì Oldham Athletic. Il perché di questa curiosità mi turba non poco, ma credo che i gufi di Oldham, cittadina molto vicina a Manchester, tengano in ostaggio la moglie del centrocampista dei Red Devils. È impossibile tifare Oldham spontaneamente, chi tiferebbe una squadra che porta l’effige di un rapace notturno? I tifosi dello Sheffield Wednsday certp, gli stessi tifosi che cantano “Hi – Ho Sheffield”, stolti ubriaconi, che vadano a tifare una squadra seria tipo il Morecambe F.C. (la suddetta squadra ha un affascinante gambero come stemma).  
Lo scudetto del Morecambe è stato giudicato dalla Federcalcio Inglese così orribile da non permettere la sua visione ai bambini, tanto che i tifosi dei "Gamberi" sono solo un paio di 60enni con la sindrome di Alzheimer che credono di tifare il Nottingham Forest dell'era Clough 

Nel 2006 viene rispedito in prestito al Lincoln City, poi nel 2007 ceduto al Peterborough United dove ritrova il suo vecchio tecnico Keith Alexander che lo allenò nella prima esperienza con il Lincoln.
Richard Butcher
Le stagioni successive Butcher le spende alla corte del Notts County per poi ritornare per la sedicesima volta al Lincoln City, dicono che ci siano delle belle donne lì ed un buon whisky, forse è questa una delle motivazioni alla base della decisione del buon Rick. Nel 2010 passa al Macclesfield in prestito, gioca pochissimo con i “The Silkmen” solo 7 partite, ma viene acquistato a titolo definitivo nella stagione seguente. 

A proposito di stemmi comprati alla Lidl: il leone dei puffi con Woodstock di Snoopy fra gli artigli, ci vorrebbe un altro Vietnam per disegnatori di stemmi così incoscienti 


Nel mattino del 9 gennaio 2011, Richard viene trovato esanime nella sua casa di Swinton. La moglie comunica la notizia a Keith Alexander, vecchia conoscenza di Rick e suo attuale allenatore al Macclesfield. Dopo sei mesi si scopre la causa della morte del 29enne: aritmia, un fulmine a ciel sereno che porta via Richard Butcher, umile centrocampista dai piedi buoni. Richard se ne va così, da lottatore, quale è sempre stato. Il Macclesfield Town ritirerà la sua maglia numero 21, nessuno la potrà più vestire, nemmeno se arriva Pirlo, ma Pirlo è sempre eletto uomo partita Sky anche se sbaglia qualunque pallone, nello Chesire non frega a nessuno chi è Pirlo, loro hanno Butcher, Richard Butcher, il ragazzo dai piedi buoni di Northampton. 


Rest in Peace Richard Butcher ( 1981 - 2011 )